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6 luglio '88

Chi siamo?

 

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Dalla nascita ai giorni nostri, la storia dei CAZZARI raccontata da loro stessi... (Aggiornato al 10 gennaio 2003).Prologo

Esisteva ed esiste ancora, situato in provincia de L’Aquila, sui Monti della Laga, fra castagni e cerri, marcato ai bordi dallo scorrere continuo ed ossessivo del fiume Aterno, un paesino di nome Aringo. E’popolato da rude gente montanara, “border people”, vestita di stracci e stranezza, che si diletta con le poesie a braccio e si magnifica ogni volta che scopre dal riccio il miracolo della castagna; i più giovani, messo il vestito della festa, passano il tempo nel solito locale, tra fumi e rosso routine nel bicchiere, giocando a morra o alla merla.Non a caso Aringo è gemellato con Pavana, paesino nella provincia di Pistoia, dalle caratteristiche naturali molto simili, così come gli abitanti.

I primi contatti tra aringari e pavanesi risalgono all’anno Mille, e si svolgono lungo il greppe dell’Appennino e nella Città Eterna; è inoltre storicamente provato che anche a Mondolfo, (ridente paesino collinare) nella provincia di Pesaro, abbiano avuto scambi e commerci della famosa e rinomata parietaria, le cui proprietà sono note ovunque, tanto che ancora oggi è possibile di tanto in tanto incontrarvi aringari e pavanesi fra le  molte genti che vi transitano.

Siamo in un’estate dei primi anni ’70, e girando tra i vicoli di Aringo, si possono sentire, emesse da un mangianastri mono con cassetta “Agfa da C90”, le notazze di un album intitolato “Radici”, e successivamente “Stanze di Vita Quotidiana”; qualche anno dopo (il progresso!) uscivano dallo stereo di una “132” le note di “Via Paolo Fabbri”, questa volta non dai vicoli ma dalla piazzetta del paese. Ad ascoltarle due allora giovanissimi ragazzotti del paese, che in futuro faranno parte dei “Cazzari”, ed a cantarle un sempiterno immarcescibile Francesco Guccini. Bisogna dire che ascoltare i “Sacri Testi” è come seguire la dieta mediterranea, anzi unire le due cose (possibilmente con l’aggiunta di qualcos’altro....) è caldamente consigliato dai migliori nutrizionisti per mantenersi sani, forti ed invecchiare bene, anzi direi benone ...

Un giorno d’estate, come un gioco visivo che non si crede sia vero, apparve sui muri di Aringo un manifesto che annunciava il concerto, anzi il Manifesto che annunciava in Concerto, per il 31 luglio 1979 a L’Aquila, forse l’ultimo tenutosi nel capoluogo abruzzese; ma per i due romantici rottami era impossibile, con i mezzi di allora, arrivarci. Fu questa la prima di tante ferite che hanno segnato la lunga storia dei Cazzari. Ma il sacro fuoco ardea dentro, e come il filo rosso che unisce Pavana ad Aringo lungo l’Appennino, con solo l’eskimo per corazza, si rimisero in cammino.

Passarono stagioni, ma essi continuarono ad ascoltare canzoni con l'entusiasmo di allora.

 

La Storia....

 
Questo racconto vuole narrare di come i Cazzari conobbero Guccini,attraverso incredibili avventure, piccole bugie e instancabili appostamenti; sempre costante è rimasto in loro l'intento di voler conoscere Francesco al di là della sola immagine pubblica e di scoprirne la più autentica personalità artistica e umana.
 
Roma, Castel Sant’Angelo 06/07/1988
Vogliamo iniziare proprio dalla sera in cui quelli che poi diventeranno i Cazzari, dopo molti concerti, finalmente riuscirono ad incontrare di persona Francesco Guccini.
La sera era calda e nell'aria c'era una strana atmosfera... un leggero Scirocco ci carezzava il viso.
Le note di "Ti ricordi quei giorni" ci inebriavano, la sentivamo per la prima volta ma già era nostra!
Solo in seguito sapemmo che era stata scritta nel settembre del 1964...
L’ Angelo del Castello, degno testimone del primo incontro, si ergeva dietro al palco in tutta la sua maestosità, e tutto lasciava presagire che qualcosa di magico sarebbe accaduto.
Ed accadde.
Finito il concerto, aspettammo che le tante stelle nel cielo disegnassero la traccia del destino, e con la nostra instancabile pazienza ci appostammo in un angolo, piuttosto defilati; bisogna dire che in tutta la nostra fiaba, siamo sempre stati ai margini, ai lati, come la parte bianca del foglio dove Francesco scrive le sue canzoni.... Dopo alcuni timidi e faticosi tentativi di convincimento riuscimmo ad entrare e ... Lui era lì, proprio come nelle copertine dei dischi o negli articoli di giornale, stranamente animato, ed era insieme a Renzo Fantini, che, appena ci scorse, bestemmiando volle cacciarci.
Iniziavamo alla grande...
Fu in quel momento che una calda folata di scirocco ammorbidì l’atmosfera ed il Maestro ci disse: “Ehi, ragazzi volete un bicchiere?”
Era un bicchiere in plastica con circa 15cl di pessimo vino bianco, e per noi era vero nettare!!
 
Dopo qualche frase di circostanza(...), temendo che il tempo magicamente concesso finisse presto, passammo subito al sodo.
All'unisono dicemmo:
F.:<Sai quest'estate pensavamo di venire su a Pavana, noi due al massimo in tre>
M.<Sai quest'estate pensavamo di venire su a Pavana, arriviamo con un furgone così ci riconosci, è blu e molto grande>
La risposta  non fu un si ma nemmeno un no, disse che lui sarebbe stato a Pavana in una delle due metà di agosto... Passammo le settimane successive a pensarci su. Era un SI?
Decidemmo che “Come al solito” era un invito ufficiale ad andarlo a trovare... Poi come il “matto” fra carte da giocare può risolvere un attimo di crisi, smettemmo ogni dubbio e via andare.
Per quanto riguarda il mitico concerto di quella fatidica sera,abbiamo una fedelissima trascrizione di un Gucciniano Puro, che ovviamente ringraziamo per avercela concessa (grazie Fil).
 
Aringo, 1988.
Estate. Caldo.
La sera quasi torrida, vino a fiumi e il nervosismo ci portava a parlare in terza persona!
Stavamo programmando il viaggio verso Pàvana. Chi parte? In quanti? Perché?
Già, perché andavamo a Pavana partendo di notte, per arrivare nella mattinata successiva in quel paese che sapevamo fosse tra la Toscana e l'Emilia, ma già raggiunto da nostri avi in epoche ataviche...
Pensavamo di organizzare il viaggio in segreto mentre già tutto Aringo ci prendeva per matti ... “Ma dove vanno? Cosa credono, che Quello stà ad aspettare proprio a loro? E' un miracolo se lo trovano...” E tutti, sai, ti san dire come fare, quali regole osservare, qual’è il vero ...
Fiduciosi e carichi di insolito ottimismo, partimmo in tre verso le 00.30 del 17/08/1988. Eravamo quelli che saranno ricordati come “i tre di Pavana”.
Il vecchio furgone blu VolksWagen, che già da troppe battaglie ci faceva da fedele mezzo di trasporto, sembrava volesse tradirci, iniziando ad emettere strani rumori dal motore! Ma era il gioco del destino e, cavalcando l’Appennino, gridammo al buio più profondo la voglia che avevamo di arrivare in fondo (.... se poi fossimo riusciti a fare anche un gran bel gioco ...)
Ma la Magia era con noi, verso le 4:30 ci fermammo in un autogrill ed eravamo solo noi e la ragazza dietro al banco. Bionda, senza averne l'aria. E già ci chiedevamo se fosse proprio lei....
Sarà stata l'ora o la stanchezza che cominciava a farsi sentire ma oramai eravamo convinti che anche quello fosse un segno.
Infatti quando il buon vecchio Volks si rimise in moto, anche quei sinistri rumori erano cessati!!
Arrivammo a Pàvana e senza saperlo catturammo delle immagini proprio a pochi metri dalla Residenza estiva.
Iniziò una drammatica ricerca presso tutti i portoni del Paese, alla ricerca di quel Cognome... Era nostra intenzione di non disturbare i Pavanesi....
Dopo quasi due ore di inutili ricerche, seguimmo per un po' una bimba che,secondo le nostre menti già annebbiate, avrebbe dovuto essere Teresa. Ma ottenemmo soltanto l'accusa di "girolimonismo"...
Soltanto dopo un'altra ora decidemmo di chiedere aiuto a qualcuno del paese ed in particolare ad un prete(!!!) che ci indirizzò nella giusta via.
Fu un attimo, lo vedemmo e ci si bloccò la salivazione, Egli c'era!!! Egli
era lì!!!
La nostra discesa verso quel portone purtroppo non può essere dimostrata, ma sicuramente venne battuto qualche record di velocità... La figura del Maestro si stagliava contro il cielo e più ci avvicinavamo e più la vedevamo pulsante, sembrava fosse cosa viva. Lo chiamammo dicendogli la nostra frase classica: “Non so se ricordi di noi...” E lui si ricordava! (lo appurammo in seguito valutando le sue risposte a domande precise, anche se questo non si fa ...) Ma a quel punto ci  disse:” Io sto scappando!” e noi pensammo “Ma porca di quella sgallettata, smandruppata .. porcaccio di un giuda ciabattino!! Abbiamo fatto più di 500 chilometri di notte tra strade tortuose per dirGli – ti ricordi di noi?-“.
Qualcuno riuscì a balbettare qualche sillaba, Lui non capì nulla, ma ci disse sorridente : “Io vado al Lago, volete venire con me?”
I tre tappetini lo seguirono immensamente riconoscenti per questo gesto squisitamente spontaneo ... oramai ci sentivamo di casa...
Arrivati al lago, fatte le foto di rito, ci appostammo presso di lui ed iniziammo a tempestarlo di domande, di alcune delle quali ancora proviamo una certa vergogna ... ma era la prima volta!
Il lago in questione, è l'arcinoto lago di Suviana, ove Egli ama passare dei momenti di profonda contemplazione mentre si ritempra il fisico vogando...
E fatto anche noi un doveroso "bagnetto" di cortesia, riuscimmo a strappargli un appuntamento per il primo pomeriggio!
Proprio nell'istante in cui lui saliva in auto, ci sovvenne che da due giorni non dormivamo...ma, per paura di addormentarci di lì a sera,
decidemmo dei ferrei turni di riposo, in modo che almeno uno dei tre fosse sempre vigile e sveglio...
Finalmente nel pomeriggio tornammo in quel Giardino dell’Eden e passammo delle indimenticabili e preziose ore inebriandoci di vino e calore, finchè alla sera entrammo in quella mitica dimora, e cogliemmo con sguardi affascinati quadri, soprammobili, ogni dettaglio, e ci sentimmo nuovi oer quelle cose sognate e ora viste. Nella sera uscimmo di nuovo, come in sogno a rimirar le stelle.
 
Ma un altro giorno è andato, la sua musica ha finito, e nelle ore confuse della notte sembra non esista più il tuo prossimo; ma sta sospesa in aria l’immensa millenaria Sua cultura ...
Lasciammo quella terra di meraviglie, quel profumo intenso segno di vari simboli divini ed andammo incontro a quell’alba dolce che da consolazione. E pensavamo dondolati dal furgone, che ce li sentivamo dentro quei legami ... i riti antichi ed i miti del passato, ma se anche non comprendevamo più il significato, provavamo un grande senso di dolcezza ...
Anche se a giudicare dall'immagine del rientro non si direbbe....
 
<Questo che hai letto, è solo l'inizio della nostra storia, entro poco tempo renderemo pubblico anche il seguito.>

I Cazzari     

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