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Ritratti (2004)

 

 

   

 
  1. Odysseus
  2. Una canzone
  3. Canzone per il Che
  4. Piazza Alimonda
  5. Vite
  6. Cristoforo Colombo
  7. Certo non sai
  8. La ziatta (La tieta)
  9. La tua libert



Odysseus

 

Bisogna che lo affermi fortemente
che, certo, non appartenevo al mare
anche se Dei d'Olimpo e umana gente
mi sospinsero un giorno a navigare
e se guardavo l'isola petrosa
ulivi e armenti sopra a ogni collina
c'era il mio cuore al sommo d'ogni cosa
c'era l'anima mia che contadina;
un'isola d'aratro e di frumento
senza le vele, senza pescatori,
il sudore e la terra erano argento
il vino e l'olio erano i miei ori.

Ma se tu guardi un monte che hai di faccia
senti che ti sospinge a un altro monte,
un'isola col mare che l'abbraccia
ti chiama a un'altra isola di fronte
e diedi un volto a quelle mie chimere
le navi costruii di forma ardita,
concave navi dalle vele nere
e nel mare cambi quella mia vita
e il mare trascurato mi travolse:
seppi che il mio futuro era nel mare
con un dubbio per che non si sciolse
senza futuro era il mio navigare

Ma nel futuro trame di passato
si uniscono a brandelli di presente,
ti esalta l'acqua e il gusto del salato
brucia la mente
e ad ogni viaggio reinventarsi un mito
a ogni incontro ridisegnare il mondo
e perdersi nel gusto del proibito
sempre pi in fondo

E andare in giorni bianchi come arsura,
soffio di vento e forza delle braccia,
mano al timone e sguardo nella pura
schiuma che lascia effimera una traccia;
andare nella notte che ti avvolge
scrutando delle stelle il tremolare
in alto l'Orsa un segno che ti volge
diritta verso il nord della Polare.
E andare come spinto dal destino
verso una guerra, verso l'avventura
e tornare contro ogni vaticino
contro gli Dei e contro la paura.

E andare verso isole incantate,
verso altri amori, verso forze arcane,
compagni persi e navi naufragati;
per mesi, anni, o soltanto settimane?
La memoria confonde e d l'oblio,
chi era Nausicaa, e dove le sirene?
Circe e Calypso perse nel brusio
di voci che non so legare assieme.
Mi sfuggono il timone, vela remo,
la frattura fra inizio ed il finire,
l'urlo dell'accecato Polifemo
ed il mio navigare per fuggire.

E fuggendo si muore e la mia morte
sento vicina quando tutto tace
sul mare, e maledico la mia sorte
non trovo pace
forse perch sono rimasto solo
ma allora non tremava la mia mano
e i remi mutai in ali al folle volo
oltre l'umano.

La vita del mare segna false rotte,
ingannevole in mare ogni tracciato,
solo leggende perse nella notte
perenne di chi un giorno mi ha cantato
donandomi per un'eterna vita
racchiusa in versi, in ritmi, in una rima,
dandomi ancora la gioia infinita
di entrare in porti sconosciuti prima

 

Una canzone

 

La canzone una penna e un foglio
cos fragili fra queste dita,
quel che non , l'erba voglio
ma pu essere complessa come la vita.
La canzone una vaga farfalla
che vola via nell'aria leggera,
una macchia azzurra, una rosa gialla,
un respiro di vento la sera,
una lucciola accesa in un prato,
un sospiro fatto di niente
ma qualche volta se ti ha afferrato
ti rimane per sempre in mente
e la scrive gente quasi normale
ma con l'anima come un bambino
che ogni tanto si mette le ali
e con le parole gioca a rimpiattino.

La canzone una stella filante
che qualche volta diventa cometa
una meteora di fuoco bruciante
per impalpabile come la seta.
La canzone pu aprirti il cuore
con la ragione o col sentimento
fatta di pane, vino, sudore
lunga una vita, lunga un momento.
Si pu cantare a voce sguaiata
quando sei in branco, per allegria
o la sussurri appena accennata
se ti circonda la malinconia
e ti ricorda quel canto muto
la donna che ha fatto innamorare
le vite che tu non hai vissuto
e quella che tu vuoi dimenticare.

La canzone una scatola magica
spesso riempita di cose futili
ma se la intessi d'ironia tragica
ti spazza via i ritornelli inutili;
un manifesto che puoi riempire
con cose e facce da raccontare
esili vite da rivestire
e storie minime da ripagare
fatta con sette note essenziali
e quattro accordi cuciti in croce
sopra chitarre pi che normali
ed una voce che non voce
ma con carambola lessicale
pu essere un prisma di rifrazione
cristallo e pietra filosofale
svettante in aria come un falcone.

Perch pu nascere da un male oscuro
che difficile diagnosticare
fra il passato appesa e il futuro,
l presente e pronta a scappare
e la canzone diventa un sasso
lama, martello, una polveriera
che a volte morde e colpisce basso
e a volte sventola come bandiera.
La urli allora un giorno di rabbia
la getti in faccia a chi non ti piace
un grimaldello che apre ogni gabbia
pronta ad irridere chi canta e tace.
Per alla fine fatta di fumo
veste la stoffa delle illusioni,
nebbie, ricordi, pena, profumo:
son tutto questo le mie canzoni
son tutto questo le mie canzoni.



Canzone per il Che

 

Un popolo pu liberare se stesso
dalle sue gabbie di animali elettrodomestici,
ma all'avanguardia d'America
dobbiamo far dei sacrifici
verso il cammino lento della piena libert.
E se il rivoluzionario
non trova altro riposo che la morte,
che rinunci al riposo e sopravviva
niente o nessuno lo trattenga
anche per il momento di un bacio
o per qualche calore di pelle o prebenda.

I problemi di coscienza interessano tanto
quanto la piena perfezione di un risultato;
lottiamo contro la miseria,
ma allo stesso tempo contro la sopraffazione.
Lasciate che lo dica
ma il rivoluzionario quando vero
guidato da un grande sentimento d'amore,
ha dei figli che non riescono a chiamarlo,
mogli che fanno parte di quel sacrificio;
suoi amici sono i compaeros della revolucin.

Addio vecchi
oggi il giorno conclusivo,
non lo cerco ma gi tutto nel mio calcolo.
Addio Fidel,
oggi l'atto conclusivo
sotto il mio cielo
della gran patria di Bolvar,
la luna di Higueras la luna di Playa Girn.
Sono un rivoluzionario cubano,
sono un rivoluzionario d'America.
Signor colonnello
sono Ernesto "Che" Guevara.
Mi spari,
tanto sar utile da morto,
come da vivo.



Piazza Alimonda

 

Genova, schiacciata sul mare, sembra cercare
respiro al largo, verso l'orizzonte.
Genova, repubblicana di cuore, vento di sale,
d'anima forte.
Genova che si perde in centro nei labirintici vecchi carrugi,
parole antiche e nuove sparate a colpi come da archibugi.
Genova, quella giornata di luglio, d'un caldo torrido
d'Africa nera.
Sfera di sole a piombo, rombo di gente, tesa atmosfera.
Nera o blu l'uniforme, precisi gli ordini, sudore e rabbia;
facce e scudi da Opliti, l'odio di dentro come una scabbia.
Ma poco pi lontano, un pensionato ed un vecchio cane
guardavano un aeroplano che lento andava macchiando il mare;
una voce spezzava l'urlare estatico dei bambini.

Panni distesi al sole, come una beffa, dentro ai giardini.
Uscir di casa a vent'anni quasi un obbligo, quasi un dovere,
piacere d'incontri a grappoli, ideali identici, essere e avere,
la grande folla chiama, canti e colori, grida ed avanza,
sfida il sole implacabile, quasi incredibile passo di danza.
Genova chiusa da sbarre, Genova soffre come in prigione,
Genova marcata a vista attende un soffio di liberazione.
Dentro gli uffici uomini freddi discutono la strategia
e uomini caldi esplodono un colpo secco, morte e follia.
Si rompe il tempo e l'attimo, per un istante, resta sospeso,

appeso al buio e al niente, poi l'assurdo video ritorna acceso;
marionette si muovono, cercando alibi per quelle vite
dissipate e disperse nell'aspro odore della cordite.

Genova non sa ancora niente, lenta agonizza, fuoco e rumore,
ma come quella vita giovane spenta, Genova muore.
Per quanti giorni l'odio colpir ancora a mani piene.
Genova risponde al porto con l'urlo alto delle sirene.
Poi tutto ricomincia come ogni giorno e chi ha la ragione,
dico nobili uomini, danno implacabile giustificazione,
come ci fosse un modo, uno soltanto, per riportare
una vita troncata, tutta una vita da immaginare.
Genova non ha scordato perch difficile dimenticare,
c' traffico, mare e accento danzante e vicoli da camminare.
La Lanterna impassibile guarda da secoli gli scogli e l'onda.
Ritorna come sempre, quasi normale, piazza Alimonda.

La "salvia splendens" luccica, copre un'aiuola triangolare,
viaggia il traffico solito scorrendo rapido e irregolare.
Dal bar caff e grappini, verde un'edicola vende la vita.
Resta, amara e indelebile, la traccia aperta di una ferita.



Vite

 

Mi affascina il mistero delle vite
che si dipanano lungo la scacchiera
di giorni e strade, foto scolorite
memoria di vent'anni o di una sera.
E mi coinvolge l'eterno gocciolare
e il tempo sopra il viso di un passante
e il chiedermi se nei suoi occhi appare
l'insulto di una morte o di un'amante,
la rete misteriosa dei rapporti
che lega coi suoi fili evanescenti
la giostra eterna di ragioni o torti
il rintocco scaglioso dei momenti,
il mondo visto con gli occhi asfaltati
rincorrendo il balletto delle ore
noi che sappiamo dove siamo nati
ma non sapremo mai dove si muore.

Mi piace rovistare nei ricordi
di altre persone, inverni o primavere
per perdere o trovare dei raccordi
nell'apparente caos di un rigattiere:
quadri per cui qualcuno stato in posa,
un cannocchiale che ha guardato un punto,
un mappamondo, due bijou, una rosa,
ciarpame un tempo bello e ora consunto,
pensare chi pu averli adoperati,
cercare una risposta alla sciarada
del perch sono stati abbandonati
come un cane lasciato sulla strada.
Oggetti che qualcuno ha forse amato
ora giacciono l, senza un padrone,
senza funzione, senza storia o stato,
nell'intreccio di caso o di ragione.

E la mia vita cade in altra vita
ed io mi sento solamente un punto
lungo la retta lucida e infinita
di un meccanismo immobile e presunto.
Tu sei quelli che son venuti prima
che in parte hai conosciuto, e quelli dopo
che non conoscerai, come una rima
vibrante e bella, per senza scopo.
E' inutile cercare una risposta,
sai che non ce ne sono e allora tenti
un bussare distratto a quella porta
che si chiuse soltanto ai sentimenti.
Non saprai e non sai.
Questo dolore che vagli fra le magli di un tuo cribro
svanisce un po' nel contemplare un fiore
si scorda fra le pagine di un libro.

Perch non si fa a meno di altre vite
anche rubate a pagine che sfogli
oziosamente, e ambiguo le hai assorbite
da fantasmi inventati che tu spogli
rivestendoti in loro piano piano
come se ti scoprissi in uno specchio
L'Uomo a Dublino, o l'ultimo Mohicano
che ai 25 si sentiva vecchio.
E percorriamo strade non pi usate
figurando chi un giorno ci passava
e scrutiamo le case abbandonate
chiedendoci che vite le abitava,
perch la nostra sufficiente appena
ne mescoliamo inconsciamente il senso;
siamo gli attori ingenui di un palcoscenico misterioso e immenso.

..

Cristoforo Colombo

 

gia stanco di vagabondare sotto un cielo sfibrato
per quel regno affacciato sul mare ch' dai Mori insidiato
e di terra ne ha avuta abbastanza, non di vele e di prua,
perch ha trovato una strada di stelle nel cielo dell'anima sua.
Se lo sente, non pu pi fallire, scoprir un nuovo mondo;
quell'attesa lo lascia impaurito di toccare gi il fondo.
Non gli manca il coraggio o la forza per vivere quella follia
e anche senza equipaggio, anche fosse un miraggio, ormai salper via.

E la Spagna di spada e di croce riconquista Granada,
con chitarre gitane e flamenco fa suonare ogni strada;
Isabella la grande regina del Guadalquivir
ma come lui una donna convinta che il mondo non pu finir l.
Ha la mente gi tesa all'impresa sull'oceano profondo,
caravelle e una ciurma ha concesso, per quel viaggio tremendo,
per cercare di un mondo lontano ed incerto che non sa se ci sia
ma gi l'alba e sul molo l'abbraccia una raffica di nostalgia.

E naviga, naviga via
verso un mondo impensabile ancora da ogni teoria.
Naviga, naviga via,
nel suo cuore la Nia, la Pinta e la Santa Maria.

da un mese che naviga a vuoto quell'Atlantico amaro,
ma continua a puntare l'ignoto con lo sguardo corsaro;
sar forse un'assurda battagli ma ignorare non puoi
che l'assurdo ci sfida per spingerci ad essere fieri di noi.
Quante volte ha sfidato il destino aggrappato ad un legno,
senza patria bestemmia in latino, quando il bere l'impegno.
Per fortuna che il vino non manca e trasforma la vigliaccheria
di una ciurma ribelle e gi stanca, in un'isola di compagnia.

E naviga, naviga via,
sulla prua che s'impenna violenta lasciando una scia.
Naviga, naviga via,
nel suo cuore la Nia, la Pinta e la Santa Maria.

Non si era sentito mai solo come in quel momento
ma ha imparato dal vivere in mare a non darsi per vinto;
andr a sbattere in quell'orizzonte, se una terra non c'.
Grida: "Fuori, sul ponte, compagni! Dovete fidarvi di me!"
Anche se non accenna a spezzarsi quel tramonto di vetro,
ma li aspettano fame e rimorso se tornassero indietro,
proprio adesso che manca un respiro per giungere alla verit,
a quel mondo che ha forse per faro una fiaccola di libert.

E naviga, naviga l
come prima di nascere l'anima naviga gi.
Naviga, naviga ma
quell'oceano di sogni e di sabbia
poi si alza un sipario di nebbia
e come un circo illusorio s'illumina l'America.

Dove il sogno dell'oro ha creato
mendicanti di un senso
che galleggiano vacui nel vuoto
affamati d'immenso.
L babeliche torri in cristallo
gi pi alte del cielo
fan subire al tuo cuore uno stallo
come a un Icaro in volo,
dove da una prigione a una luna d'amianto
"l'uomo morto cammina"
dove il Giorno del Ringraziamento
il tacchino in cucina
e mentre sciami assordanti d'aerei
circondano di ragnatele
quell'inutile America amara
leva l'ancora e alza le vele.

E naviga, naviga via
pi lontano possibile
da quell'assordante bugia
naviga, naviga via,
nel suo cuore la Nia, la Pinta e la Santa Maria.



Certo non sai

 

Certo non sai quanto sei dolce e bela quando dormi
coi tuoi capelli sparsi e abbandonati sul cuscino
neri e lucenti, come degli stormi
di corvi in volo chiaro del mattino.
Certo non so che cosa puoi sognare quando sogni
e appare solo appena un lieve affanno nel respiro
che ti esce piano e si mescola coi suoni
di questa notte che si consuma in giro.
E sulla tua fronte gocce di sudore;
io vorrei asciugarle, io vorrei parlarti,
dirti cose vane ma c' in me il timore
di spezzarti il sonno, forse di svegliarti.
Forse non sai quando sia felice nel vederti
addormentata e persa accanto a me, stesa vicino;
quanto sia bello il gioco dell'averti
in sogno verso chiss quale destino.

Certo non sai quanto mi commuovi quando dici
parole strane e quasi senza senso a mezza voce,
forse ricordi di attimi felici
persi in un atomo onirico veloce.
Certo non so con cosa o chi sorride quel sorriso;
dicon con gli angeli ma il nostro cielo quello umano,
un lampo breve che d luce al viso
accarezzato da questa mia mano.
Questa breve notte lenta si frantuma
ed il nuovo giorno piano sta arrivando,
gi sull'est albeggia, non c' pi la luna;
sveglia ti alzi e chiedi: “Cosa stai guardando?”
Forse non sai quando di sonno e di notte sei bagnata
quanto ti ami e quanto siano vuote le parole;
chiedo: “Che sogni ti hanno accompagnata?”
e fuori il giorno esplode al nuovo sole.



La ziatta (La tieta)

 

A la dester al veint
con un colp al persian
l' acs lrgh al so let
e i linzo fradd e grand
tt d i oc' mez e sre
zercher n'tra man
sinza catr nisun
come air, come edman
Al so str da per le
l' un s amigh da tant'an
ch'a l' ch'gnass ttt i so qul
fin al pighi dla man;
la scultar al gnulr
d'un gat vec' e castre
ch'a gh' drm inzmma a i znoc
d'invren ttt al d.
Un breviari apugie
in vatta a la tulatta
e un gaz d'acqua trince
quand a s'lva la ziatta

Un spec' vec' e incrine
a gh'arcurdar pian
come al tiemp l' pase
come in vule via i an,
e gl'insaggni dl'ete
per al stridi i s' sn prs,
quanti rughi ch'a gh'
e i oc' come i n divrs.
L'a gh' butar un suris
la purtinra ed ca'
per l'urgi cg' a gh'la le
perch a gh' fa bin i fat;
ttt i d fr l'istass
ciapr al filibs
per badr ai tragatt
d'un avuche ne stff,
cun al qul an andre
l'aviva fat la “stratta”
ma tant timp l' pase
ch'a n s'arcorda la ziatta.

Le ch'l'ha simpr in pi un piat
quand ariva Nadl,
le ch'la ‘n vl mai nisun
se un d, a chs, l'a s' sint ml,
le ch'l'a ‘n gh'ha gnanca un fio
sol quall ed so fradel,
le ch'l dis: “L'a ‘n va mel!”
Ch'l'a dis: “A fagh tant b!”
E la dmanga del Plmi
la cumprar a so anvod
un bel ram longh d'uliv
e un pr ed calzatt nv
e po' in cesa ttt do
i faran come al pret
e i pregherai Ges
ch'a l'va a Gerusalem;
po' a gh' dar soquant franch
de mattr'ind ‘na casatta
perch a s' dv risparmir
com la fa le, ziatta.

E un d a s'gh'ha da murir
com' pi o meno i fan ttt,
cun ‘na frva da gnint
l'andr in cal pst tant brtt;
l'avr bele paghe
un prt ch'a s'sint a pst,
la casa, al funerl
e la Massa di mort,
E i fior ch'i andrai andre
al so trst suplimint
i n cal cosi che pass
a l' se scorda la zint;
a gh' rester po' i fior
e i drap negher e zal
e dedre un vec' amigh
scuvrt un mumint fa
e un santin a l' dir
ch'l' morta n'tra sciatta;
ch'l'arpunsa in ps, amen,
e scurdaramm la ziatta.



La tua libert
Oltre le mura
della citt
un orizzonte insegue un orizzonte;
a un'autostrada, un'altra seguir,
gli spazi sono fatti per andare;
la tua libert,
se vuoi, la puoi trovare.
E un uomo saggio
regole far,
una prigione fatta di parole;
i carcerieri
di una societ
ti impediranno di cercare il sole;
la tua libert,
se vuoi, la puoi avere.

Fossi un uccello
alto nel cielo
potrei volare senza aver padroni;
se fossi un fiume
potrei andare
rompendo gli argini nelle mie alluvioni

E boschi e boschi
cerco attorno a me
dov' la terra che non ha barriere?
dov' quel vento
che ci spinger
come le vele o le bandiere;
la tua libert
se vuoi la puoi avere.
Fossi un uccello
alto nel cielo
potrei volare senza aver padroni;
se fossi un fiume
potrei andare
rompendo gli argini nelle mie alluvioni

Ma sono un uomo
uno fra milioni
e come gli altri ho il peso della vita
e la mia strada
lungo le stagioni
pu essere breve, ma pu essere infinita;
la tua libert
cercala, che si smarrita,
cercala, che si smarrita